
Quanti pezzi sono, non li ho contati e non ho il coraggio di farlo, tanti, forse troppi, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Così dicono.
Dalla cornice, dicono, in modo da farsi un’ idea, quantomeno, della dimensione di ciò che si è spezzato.
Non saprei dire, è talmente più grande di me che rischio davvero di perdermici dentro, come fossi intera, uno di questi tanti rettangolini sfasati, il più piccolo, quello che da solo difficilmente troverà l’incastro perfetto, in mezzo ad altri 1999 simili, così tanto per dare i numeri.
Comincio dalla radice allora, dai colori vivaci della mia infanzia, e vedo una bambina dai capelli castani e lunghi, sciolti e tanti, che coprono anche la fronte, a seconda di come va il vento. Accovacciata in un modo tutto suo sulla spiaggia, la trovo intenta a costruire castelli di sabbia per dar da mangiare al suo amico mare, ma anche per nutrire i suoi sogni che altrimenti si spengono e non ci crede più nessuno. La conosco bene, è difficile che dia troppa confidenza agli estranei, è già timidamente chiusa nel suo mondo, una prerogativa che resterà in lei anche quando e dove vedo i colori man mano sbiadirsi.
L’adolescenza ha il colore verde tenue e recidivo, speranza di capire cosa vuoi fare da grande per esempio, e il bianco dell’essere etereo, il bianco del sentirsi forte sempre e niente e nessuno potrà mai macchiarti nel profondo.
E poi, in questo puzzle, vedo tanto rosso, un altro mio colore, il colore del cuore che una volta gioisce e si gonfia e una volta sanguina.
Amori giusti, amori sbagliati, a patto che possano mai esistere. Amori tormentati per lo più.
Indice di sentimento, di passione, e di dolore nella porpora.
Poi vedo il sole. 15 anni di giallo forte [quanti pezzi saranno? sono in ogni dove] il colore del mio amore più grande, vita mia.
Vedo raggi di luce, una volta verde, poi azzurra, poi ancora gialla, lo so cos’è, è quel tanto che ho perso e che non potrò mai ricomporre è quel vuoto a perdere che non si potrà mai riempire.
Ci sono le scie, facili da ricomporre basta seguirle fino alla cornice, non oltre. Sono quelle di chi ha scelto di non esserci, è andato via all’improvviso o lentamente, salutando con la mano, con il suo silenzio che dice tante cose.
E poi ci sono anche le scie dei ritorni, gli amici veri, quelli che, in realtà, non sono mai andati via.
Il puzzle della mia vita; Quanti pezzi sono, non li ho contati e non ho il coraggio di farlo, tanti, forse troppi, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Così dicono.
Prendo coraggio [che ho una gran paura] …
L’incastro perfetto forse non esiste e non esisterà mai, ma ricomincio da qui, da quella profonda intesa ritrovata, mai spenta, dagli occhi negli occhi, dalle mani che si prendono, dal corpo e dal cuore e dal ritmo dolce e intenso che porta lontano, leggermente.
Ricomincio da noi.
“Non vado mai a pezzi, perché non sono mai tutta intera”
[Cit. Andy Warhol]

Esco dalla doccia, il bagno è pieno di vapore che fa sudare lo specchio. Ho addosso l’accappatoio color avana, spugna che assorbe le gocce, tutte le lacrime che ho in corpo. La polvere di talco fa il resto, asciuga tutti i dolori lasciando sulla pelle solo il profumo azzurro di felce.![Nonna Anna [smile]](http://corpoecuore.files.wordpress.com/2012/01/dscn0695_c-2.jpg?w=300&h=224)





Ci pensavo questa mattina quando, appena sveglia e svogliata mi sono accorta che è quasi finita, di nuovo. La storia d'amore o la carta igienica? chiederebbe un curioso qualunque, che passando, fa capolino alla finestra del bagno. Intendo dire la carta, rispondo spettinata. Chi è la più bella del Reame? – mi chiede incalzando subito poi lo specchio – lui a me – scalza come sempre, mi avvalgo della facoltà di non rispondere, mi limito a sorridergli guardandolo fisso,che l'unica cosa che ho addosso è una collana con una pietra piatta triangolare, con la punta rivolta verso il basso. 
