23 febbraio 2012

Il Puzzle di Asia

Quanti pezzi sono, non li ho contati e non ho il coraggio di farlo, tanti, forse troppi, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Così dicono.
Dalla cornice, dicono, in modo da farsi un’ idea, quantomeno, della dimensione di ciò che si è spezzato.
Non saprei dire, è talmente più grande di me che rischio davvero di perdermici dentro, come fossi intera, uno di questi tanti rettangolini sfasati, il più piccolo, quello che da solo difficilmente troverà l’incastro perfetto, in mezzo ad altri 1999 simili, così tanto per dare i numeri.
Comincio dalla radice allora, dai colori vivaci della mia infanzia, e vedo una bambina dai capelli castani e lunghi, sciolti e tanti, che coprono anche la fronte, a seconda di come va il vento. Accovacciata in un modo tutto suo sulla spiaggia, la trovo intenta a costruire castelli di sabbia per dar da mangiare al suo amico mare, ma anche per nutrire i suoi sogni che altrimenti si spengono e non ci crede più nessuno. La conosco bene, è difficile che dia troppa confidenza agli estranei, è già timidamente chiusa nel suo mondo, una prerogativa che resterà in lei anche quando e dove vedo i colori man mano sbiadirsi.
L’adolescenza ha il colore verde tenue e recidivo, speranza di capire cosa vuoi fare da grande per esempio, e il bianco dell’essere etereo, il bianco del sentirsi forte sempre  e niente e nessuno potrà mai macchiarti nel profondo.
E poi, in questo puzzle, vedo tanto rosso, un altro mio colore, il colore del cuore che una volta gioisce  e si gonfia e una volta sanguina.
Amori giusti, amori sbagliati, a patto che possano mai esistere. Amori tormentati per lo più.
Indice di sentimento, di passione,  e di dolore nella porpora.

Poi vedo il sole. 15 anni di giallo forte [quanti pezzi saranno? sono in ogni dove] il colore del mio amore più grande, vita mia.
Vedo raggi di luce, una volta verde, poi azzurra, poi ancora gialla, lo so cos’è, è quel tanto che ho perso e che non potrò mai ricomporre è quel vuoto a perdere che non si potrà mai riempire.
Ci sono le scie, facili da ricomporre basta seguirle fino alla  cornice, non oltre. Sono quelle di chi ha scelto di non esserci, è andato via all’improvviso o lentamente, salutando con la mano, con il suo silenzio che dice tante cose.
E poi ci sono anche le scie dei ritorni, gli amici veri, quelli che, in realtà, non sono mai andati via.

Il puzzle della mia vita; Quanti pezzi sono, non li ho contati e non ho il coraggio di farlo, tanti, forse troppi, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Così dicono.
Prendo coraggio [che ho una gran paura] …
L’incastro perfetto forse non esiste e non esisterà mai, ma ricomincio da qui, da quella profonda intesa ritrovata,  mai spenta, dagli occhi negli occhi,  dalle mani che si prendono, dal corpo e dal cuore e dal ritmo dolce e intenso che porta lontano, leggermente.
Ricomincio da noi.

“Non vado mai a pezzi, perché non sono mai tutta intera”
[Cit. Andy Warhol]

12 gennaio 2012

Sogno a Vapore

Esco dalla doccia, il bagno è pieno di vapore che fa sudare lo specchio. Ho addosso l’accappatoio color avana, spugna che assorbe le gocce, tutte le lacrime che ho in corpo. La polvere di talco fa il resto, asciuga tutti i dolori lasciando sulla pelle solo il profumo azzurro di felce.
Sono di fronte allo specchio e ti vedo riflesso alle mie spalle, con un’espressione beata, serena, felice.  Non è possibile che tu sia qui, eppure non me ne stupisco, anzi sembra che sia la cosa più naturale di questo mondo e chissà di quanti altri ancora.
Mi asciughi i capelli ed io, che solitamente sono così gelosa della mia testa, da te me lo lascio fare. C’ è una cura particolare nei tuoi gesti, nei movimenti. Tutti sono assai distanti dall’erotismo, o dall’attrazione fisica,  sento in te solo una gran voglia di prendersi cura di me, con la dolcezza di chi, in un modo o nell’altro, nella mia vita c’è sempre stato. Il vento forte e caldo tra noi ne è la riprova.

Mi sorridi nel frattempo , e io comincio a raccontarti tutto quel tanto che è successo negli ultimi mesi, non sono una persona loquace, lo sai, ma parlo molto, mentre tu ti limiti ad ascoltarmi, ad annuire, a sorridere ancora.

La mia premura più grande, però, è quella di rassicurarti, anche se sembra proprio che tu già sappia ogni  cosa.
“Nessuno di noi ti ha dimenticato, non passa un solo giorno senza che un pensiero ti sia dedicato, con amore, affetto, amicizia, dolore e con tutte le innumerevoli sfumature di sentimenti profondi, legati ad una perdita così grande”.
Ricordo di aver fatto perfino i nomi delle persone che ti amano e  che ho conosciuto, almeno un pò, perchè il dolore condiviso ti avvicina, ti lega indissolubilmente, perchè penso che solo queste persone possano comprendere davvero cosa si prova nell’averti perso in un incidente e nel fare  i conti con quella insormontabile difficoltà ad accettare tutto questo.
Così ti racconto che Mauro manda sempre i baci al cielo [Principe], Emiliano perlopiù si tiene il dolore dentro ma dice sempre che sei suo fratello, Romina ti chiama “amichetto” e ti pensa sempre. Tu sorridi e annuisci e d’un tratto ridi di più quando ti dico che Francesca, la tua Francesca, ti porta nel cuore ed è incazzata con la vita.
Ti vedo sereno, felice, tanto che un dubbio atroce fulmina come un lampo questa atmosfera, surreale e bella; non so come ma raccolgo tutte le forze che ho in corpo e con un fil di voce tremula riesco a chiederti:  ”Remo, ma tu lo sai che non ci sei più?”. Sorridi, abbassi gli occhi e poi torni e mi rispondi “ma certo che lo so”.

In questo sogno fatto di vapore non sei caduto da quella maledetta moto, invece sei precipitato da una finestra. Allora ti chiedo, sempre con quel filo di voce tremula, sei sei caduto per davvero, o ti sei gettato via …Non mi fai nemmeno finire la frase, mi interrompi.
“No Lisa, è stato un incidente, io non volevo morire, volevo vivere. Stavo male per Giorgia, è vero, ma io volevo vivere”.

Esplodo, non riesco più a trattenere la commozione che bagna anche te, mentre mi abbracci forte senza abbandonare il sorriso.
“Io ora sono sereno e felice, non devi preoccuparti di niente, dico sul serio, io sono felice guardami”

E’ incredibile, ma sei tu a  rassicurare me e ad asciugarmi le lacrime, come la polvere di talco che mi lascia addosso il profumo verde dei tuoi occhi, e il calore del tuo cuore nel mio.

5 gennaio 2012

La nonna

24 dicembre 2011, Vigilia di Natale

Se, tra tutti i ricordi che ho di lei, dovessi scegliere un solo giorno dell’anno, questo sarebbe proprio la Vigilia di Natale. L’abbiamo passata sempre insieme, a casa sua, sempre in tanti, attorno alla tavola bandita a festa e “sotto il suo albero” con su attaccate delle grosse fragole rosse. Da mangiare, come da tradizione, “la lasagna di nonna” e la puntuale battuta di zio Gianfranco che ci faceva tanto ridere “era più buona l’anno scorso”. “Oh poretta a me” la sua risposta.

Chi era nonna Anna, mi viene da dire che lei era LA nonna, quella che disegni da bambino, con un gran sorriso sul viso e con quella luce azzurra, sempre accesa negli occhi che a dispetto della pelle intorno, non ha mai subito il passare del tempo, esattamente come il suo sorriso.

La nonna che piace e conquista tutti e che tutti vorrebbero avere.

La nonna che prima di dormire ti raccontava le storie e poi si addormentava per  prima, la nonna che per merenda ti faceva pane e olio e che sapeva infilare ago e filo anche senza occhiali, mentre tu ancora non hai imparato, la nonna che ti regalava i suoi bulbi da mettere in giardino, perché la pianta che fai crescere dalla terra è più bella di quella che compri bella e fatta – lo diceva sempre.

Nonna Anna era la nonna delle confidenze dei suoi amati nipoti, aveva sempre forte il desiderio di vederli tutti felici e “sistemati”. Così la prima domanda che ci faceva quando ci incontrava o ci sentiva era sempre la stessa: “Ti sei fidanzato/a?”. Avrebbe tanto desiderato assistere almeno ad un matrimonio e ci diceva sempre, a noi più grandi, “vedete con calma se è la persona giusta, ma sbrigatevi”. Non dimenticherò mai le espressioni del suo viso, le sue esclamazioni, il suo modo così dolce di farti capire che lei voleva esserci sempre, per te.

Se esiste una cosa più forte della morte quella è proprio l’amore. Nonna c’è e ci sarà sempre e comunque, nel posto più prezioso, il cuore dei suoi cari, di tutti noi: dei figli, dei nipoti e del nonno.

Così da oggi il nostro cuore è diventato anche il suo, finchè potrà batterà con lei e per lei.

Così anche stasera e per tutti i giorni che verranno sotto a quel suo albero, fatto di fragole rosse e di luci colorate, ci sarà anche lei, la luce azzurra, la più forte, la luce più bella.

Con tanto amore,  Lisa

6 gennaio 2012, Epifania
“Le braccia di una nonna sono fatte di tanta tenerezza. Il suo amore sarà sempre presente in voi…perchè da lassù lei troverà sempre il modo di farvelo sentire.”

Nonna Anna

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15 dicembre 2011

Z

Non preoccuparti di me.
Se mi vedessi triste, se mi vedessi piangere e, soffiando il tuo naso, sentissi forte il desiderio di avvicinarti a me, non affannarti, resisti.
Ovunque tu sia ora, Tu puoi farlo amore mio, hai il cuore forte, io lo so, ma lo ha detto anche il dottore…ha un occhio solo, è vero, ma sente bene. Lo stesso forse non può dirsi di me, che senza di te mi sento spezzata.

Tutte le mie giornate, e le notti insonni, ti ruotavano intorno, con un unico pensiero, quello di amarti, a fondo e bene, al meglio che potessi.  Non esisteva niente e nessuno prima di te.
Qualcuno ha detto che ho sacrificato la mia vita per te, ma non è vero, forse non sanno che quando si ama così, si Vive … di un amore così. Ho solo fatto tutto, tutto quello che era in mio potere per farti sentire che, pure nel tuo ultimo smarrimento, c’erano le mie mani, per nutrirti, per sostenerti ad ogni faticoso passo, per sollevarti dalle cadute, per cambiare posizione alle tue gambe stanche, per le carezze, infinite. C’erano i miei occhi se è vero che non vedevi più bene, e c’era il tuo cuore, forte, a sostenere il mio quando a volte ha battuto troppo forte il petto. E ora c’è il mio dolore a sostituire in pieno il tuo.
Decidere della tua vita nella consapevolezza di non avere scelta ha significato compiere un gesto che ci ha separati per sempre, almeno fisicamente, dolce e delicatissimo per te e atroce e violentissimo per me. Non mi sentivi più ma ti ho abbracciato per tutto il tempo, su di te per scaldarti finchè ho potuto, con una mano sul cuore e l’altra sul muso, bagnato dalle lacrime mie. E così, non ho perso neanche il tuo ultimo respiro, il tuo ultimo battito. Ti prego amore mio, senti in questo gesto il mio ultimo disperato atto di Amore infinito per te.

Cosa resta ora. I ricordi, intatti, nitidi, forti, meravigliosi, non dimenticarli mai, ti scongiuro.
Quindici anni di amore incondizionato, spontaneo e senza regole, perchè è stato così dal primo giorno, dal primo incontro di occhi, quando io, al solo guardarti, piangevo di gioia e tu mi baciavi, a più non posso per la sete.
Da li in poi non ci siamo mai più lasciati, l’ho ripetuto tante volte in questi giorni, non me lo ricordo un giorno senza di te.
Tu ci sei sempre stato, anche prima di conoscerti, perchè averti con me, tu lo sai, è stato il mio primo desiderio, il mio sogno di bambina.
Ho dovuto aspettare i vent’ anni per vederti fare capolino nella mia vita dalla giacca di mia madre, eri tu il mio regalo di compleanno, inatteso -sei arrivato un giorno prima- insperato- ma una cosa la sapevo bene, da subito, sarebbe stato un grande amore.
E non basterebbe un libro intero per scrivere tutto quello che abbiamo vissuto insieme. Le immagini di te, sempre intorno, sempre vicino, sempre felice, mi scorrono nel cuore e nella testa come fossero le scene di un film. Eri ovunque ero io. E non c’è un luogo dove io vada ora che in qualche modo non mi riconduca a te, al grande amore che sei.
E a proposito di grandi amori…Eri lì, acciambellato sul lato del letto, anche la notte della mia prima volta.  Li hai odorati tutti i miei amori tu, dal primo all’ultimo.  Mi chiedo ora, sorridendo anche un poco, cosa ti diceva il tuo fiuto… in ogni caso eri sempre entusiasta di ricevere carezze e attenzioni da chiunque entrasse nella nostra vita, per un mese o due, o per anni,  per te come per me, non aveva importanza.
Certo è che volerti bene, affezionarsi sinceramente a te era una condizione indispensabile per amarmi, forse l’unica che ho preteso…ed era così semplice. Poi sono andati via [quasi] tutti, anche la nostra famiglia ha subito l’ intemperia della vita portando con sè cicatrici e dolori. Si è sparpagliata, solo io e te abbiamo continuato a stare insieme. Tu ci sei sempre stato, la notte abbiamo sempre scelto di stare vicini, abbiamo beatamente ignorato ogni possibile alternativa che, ogni tanto qualcuno ha provato a propinarci…Niente da fare, abbiamo sognato all’unisono per 15 anni, il tuo respiro era il mio sonno.
Uno della famiglia, a tutti gli effetti. Un cane non è una persona, ma allora oggi io chi ho perso?
La verità: un figlio, un fratello, un compagno di vita … tutte queste cose insieme, sei stato tu per me.

E se tu potessi vedere adesso amore mio, quante persone quaggiù han pianto per te, con me, quanta gente ti ha voluto bene.
Chiunque ti abbia incontrato anche solo una volta, mi ha detto o scritto che conserverà sempre nel cuore la tua infinita dolcezza.
E sai, grazie a internet, è successo che anche chi non ti ha conosciuto, ha finito per affezionarsi comunque seguendo la nostra storia sul blog e su facebook: stati, note, fotografie… Tutto parla di te e chi ha condiviso con me un pò di strada ha finito per volerti bene, anche senza averti incontrato mai…Qualcun altro ha  persino cambiato la sua immagine del profilo mettendo una tua foto. Tutti i cani sono belli, ma solo un cane straordinario come te poteva [s]muovere tanto. Sei stato amato tantissimo in vita, prova ne sia che ti giravi allo stesso modo, sia se chiamavo “Zoltan”, sia se chiamavo “amore” …e lo sarai ancora e di più ora e per sempre. Non smetto di amarti solo perchè non sei più qui, tu ci sarai sempre, sempre. Io non ti lascio, sei dentro di me, sei il mio cuore.

Perciò…Ovunque tu sia ora, se mi vedessi triste, se mi vedessi piangere e, soffiando il tuo naso, sentissi forte il desiderio di avvicinarti a me, non affannarti, resisti.
Amore, non ti muovere…”resta”, aspettami.

11 ottobre 2011

Cecco

Sembra ieri e invece è passato più di un anno, e se qualcuno mi avesse detto che, cercandoti, oggi sarei arrivata fino a qui, così vicino, non ci avrei mai, mai creduto; con tutta probabilità avrei abbassato gli occhi sorridendo e scuotendo la testa, con il mio solito fare disfattista, avrei detto “no, è una bugia, non è possibile, non io”.Non voglio cadere nel mio solito difetto, non stavolta, quello di scrivere troppe parole, non servono.
Quello che provo, l’emozione che mi hai dato e che mi porto dentro, come direbbe una volpe senza gatto, “è invisibile agli occhi”, con tutta probabilità neanche tu l’hai vista, ma non ha alcuna importanza. Che tanto, dico, io ti amo lo stesso, allo stesso modo, e ti avrei amato sempre e comunque così, pur senza incontrarti mai.
E invece…Ecco un -grande- sogno realizzato. Non grazie alla fata turchina in verità, ma GRAZIE a un cuore sfumato di mille colori, quello di un marinaio dalla barba bianca e senza spinaci. Una favola incredibile eh!Ho stampato dentro di me una scena, un’immagine in particolare, quasi come fosse il lieto fine di un tuo film. Non la dimenticherò mai.
Ti ho visto fare capolino dal cancello di casa tua e venirmi incontro, lentamente e con l’aiuto, ma in piedi. Una volta vicini i tuoi occhi mi hanno sorriso e con il braccio, quello buono, hai cercato un contatto, mentre io, timida e stregata, devo aver farfugliato qualcosa di improvvisato e di tremendamente banale per te, del tipo: “posso darti un bacino?” . La tua mano sul viso e poi sul collo, e il tuo sorriso, più grande, come risposta.

La verità è che ti avrei baciato tutta la faccia e avrei voluto stringerti forte sul mio cuore, li dove sei sempre [stato].Una ricca tavola [o favola] apparecchiata a casa tua, un’atmosfera bellissima, di quelle che respiri la domenica in una famiglia non qualunque, unita davvero. Incredibile a credersi ma, insieme a quella “granculo di Cenerentola”, volevo dire della tua ex, accanto ad un famoso produttore chenonmiricordocomesichiama c’è posto anche per me, guastafeste vegetariana.
La tua meravigliosa mamma, calabrese di ferro, ha fatto la pasta fatta in casa, tu hai già mangiato, e bevi solo il caffè e lei si inalbera, che poi non dormi più. Hai ascoltato, hai riso, hai fatto le facce buffe, in alcuni momenti ti sei isolato. Ma sul più bello, sei tornato come una sorpresa, con la chitarra e le voci intonate all’unisono, compresa la tua, hai cantato ad occhi chiusi.
Poi, seduti fuori in giardino, ti ho chiesto di farmi l’autografo sul tuo libro, così diventa più vero che “sei un bravo ragazzo”. Poi al momento dei saluti, ancora baci e mi hai detto “mi piace” [pollice in su] alla tua mostra di quadri a Roma, con te presente naturalmente. Chissà se è vero, o mi hai detto una bugia, di quelle tue [buone].Non sono la sola, lo sai, siamo in tantissimi ad amarti, oltre il tuo silenzio. Lo leggo tutti i giorni su Facebook, lo “specchio di chi brama” [ma questa è un'altra favola] ancora il tuo ritorno e ti aspetta.
Non tutti sanno che sei già qui e che sei cambiato tanto. La maggior parte delle persone non sa che oggi sei diverso da quello che tutti ricordano, anche con una certa ostinazione. E sei, però, anche diverso da come, chi superficialmente ti vede.
Offeso nel corpo certamente e anche molto, ma dentro, più ricco, più intero e più forte che mai.
Ora si, lo voglio dire, aveva ragione il marinaio dalla barba bianca, quando un giorno, navigando con la pipa in bocca, mi ha detto che la televisione rischia di non darti sempre giustizia, e che le persone, tutte, dovrebbero incontrarti di persona e passare un pò di tempo con te, per capire fino in fondo chi sei oggi.

In questi anni hai dato tanto al tuo pubblico, da grande Artista, amatissimo attore, regista, giocatore di biliardo e cantautore, però oggi, oggi, io penso tu possa dare molto, molto di più di prima, perchè lo fai da grande Uomo, che va, cade e ritorna, che beve, affoga ma poi toglie il tappo e respira.

“A che ora torni?” ti avevo chiesto più di un anno fa.
Ma è un sogno ed E’ vero, te tu sei tornato per davvero.

PS. Avevo detto che non avrei scritto troppe parole, che non servivano. Era una bugia [di quelle buone].PPS. Il resto è tutto vero, giuro.
16 settembre 2011

R

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Se dovessi fare un bilancio. Quello che ho perso e ciò che ho trovato, di gran lunga più grande è la perdita, come un peso, un macigno, sul cuore. Ho scritto e interrotto mille volte, se non avessi il computer e scrivessi su fogli volanti, a quest’ora, amante degli origami, sarei sommersa da carta sporca di inchiostro, invece ho solo una cartella con dentro un numero imprecisato di file con su scritto “bozza”.

Mettere i punti a capo, scrivere la parola FINE in effetti non è mai stato il mio forte, capace come sono di aprire cento e più finestre, senza saperne poi chiudere nemmeno una. Si vede che sono abituata a stare in mezzo alla corrente, al vento, dove vince il platonico sul concreto, la leggerezza sulle radici.

Raramente ho avuto difficoltà nell’esprimere, con la scrittura, stati d’animo e pensieri, ho sempre creduto che la penna fosse mia amica, l’ho usata spesso e volentieri, anche troppo direi, tanto che ho quasi perso l’abitudine di parlare, quando ho qualcosa da dire, scrivo. Così anche questo blog è pieno [zeppo] di post dedicati. Tutte le persone che amo ne hanno avuto almeno uno, tutto per loro.

Anche questo vorrebbe esserlo, ma l’uomo a cui scrivo, non c’è più, almeno non fisicamente. Qualcuno pensa che Dio sceglie i suoi angeli tra le persone più buone e più belle, io dico che quando prenderà me – prima o poi si sbaglia – vorrei fargli qualche domanda, o forse ne basterà una sola; perchè?

In questo tempo ho perso tanto, ho perso quasi tutto, ma ho perso soprattutto Lui, l’uomo più bello del mondo, uno, dei due, che ho amato di più in tutta la mia vita.  Non adesso, non così, e soprattutto non lui, – ripeto senza pace- mille altri ma non lui.

A cazzotti con la malinconia perdo sempre, mi perdo dentro ai nostri ricordi, quelli recenti, di quando eri tornato con la voglia di essere, di fare qualcosa per me, in cambio di una casa dove dormire e un pò di amore infinito da prendere in prestito, senza resa. E io che credevo di non averne più per nessuno, per qualche tempo non ho saputo [voluto] dirti di no, c’è stato un momento in cui, di nuovo, per me esistevi solo tu e forse è stato così anche per te. Abbiamo parlato tanto, di tutto, come se conoscessi già questo destino infame e ti affrettassi così a dire alle persone importanti della tua vita, quanto lo siano [state] per davvero. Sono felice di averti detto – e scritto- tutto, come sono felice di aver dormito ancora insieme, che se la notte porta consiglio, io non l’ho mai ascoltato. E’ stato bello cercarti per scaldare i miei piedi – tuoi adorati- sotto alle tue gambe, è stato bello non avere freddo. Dio solo sa se ora lo sento. Se potessi tornare indietro, non ti lascerei [andar via] mai. Faccio a cazzotti anche con qualche rimpianto, di non essere riuscita a rimanere, imperfetta come sono. Ricordo perfettamente quando ci siamo salutati l’ultima volta, non sei rimasto quella notte, ma mi hai detto sorridendo “tanto prima o poi ci torno a dormire qua” e io ho risposto solo al sorriso, con in testa la fatica di aver scelto la strada sbagliata, ora lo so. Dio solo sa quanto vorrei riaverti qui, quanto questo desiderio mi entra nel sonno e mi sembra di vederti, di sentirti lo stesso, ogni notte.

Mi perdo anche nei ricordi più lontani, ma non per questo meno nitidi, “Ho le mani grandi” mi hai detto la prima volta che ci siamo conosciuti, cercando di trovarti un difetto. Con assoluta incoscienza a volte mi ritrovo a sforzarmi nella speranza di ritrovare piccoli particolari che ho dimenticato. Temo forse di perdere anche la memoria, un giorno o l’altro, ma io mi ricordo tutto di noi, e non scorderò mai tutto quel tanto che sei [stato] per me.

Ti ho sempre ripetuto, in questi anni, che una parte di me ti appartiene, per questo ho deciso di scrivermelo addosso; per portarti, ovunque sei ora, dentro al mio cuore.

Ora sto provando a rialzarmi, anche se so benissimo che non ho ancora toccato il fondo, altro dolore mi aspetta a breve, sono ancora, come si dice, in caduta libera. I miei genitori sono rovinosamente preoccupati, mentre io ho capito di non somigliare ad alcuno dei due, purtroppo o per fortuna che sia.

Insolita, libera, zingara, diciamo allora che sto cercando il mio equilibrio nella speranza di “planare” il più dolcemente possibile.

Una cara amica mi ha assicurato che ci saranno molte mani pronte a rialzarmi, io so già che qualcuno di importante mancherà, ma non sei tu. Tu ci sei, ti sento, e mi sosterrai sempre con quelle braccia forti, lo stai già facendo, so che dietro a certi sogni realizzati, dietro a quel cuore e a quella erre trovati sul vetro posteriore della macchina, ci sono le tue mani, una delle cose che più mi mancano di te.

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17 giugno 2011

La coda del Cuore

01

Tutte le persone che hanno avuto uno come te vicino, è inevitabile che finiscano con l'innamorarsi perdutamente, presto o tardi, o anche prima ancora di conoscerti, scrivendo poi su fogli qualunque parole d'amore come queste.
Può succedere
che gli amori immensi li si comprenda e/o li si dimostri [troppo] tardi.
Non è certamente il nostro caso
amore mio,
ci siamo accorti e ci siamo detti quanto ci amiamo, ognuno con la sua lingua, fin da subito.
Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo innamorati come spesso succede e come mai prima d'ora.
io forse più di te,ma che importa.

Un amore che vive di anni, quanto abbiamo camminato amore mio, quanti anni passati l'uno accanto all'altra, anzi era tua abitudine camminare o correre avanti a me, ma poi tornavi sempre.
Non sei stato Mai
mai troppo lontano, sempre intorno, sempre vicino,
sempre tra e ai miei piedi,
che fossimo sdraiati su un prato, o sulla spiaggia a ridere e a giocare, o nella nostra camera sopra o sotto al letto a farci l'amore o anche  a piangere nei momenti tristi, tu ci sei sempre stato.  
Eppure non ti ho mai tenuto legato  a me, ti ho sempre lasciato libero di fare, di andare, di scegliere.
E sei stato tu in qualche modo a scegliere me,
a tirare fuori la voce con tutte le tue forze per farti notare al momento giusto, dalle persone giuste che ti avrebbero portato qui. Sembrava sapessi già tutto quando ci siamo incontrati la prima volta e mi hai riempito il viso di baci, mentre io non riuscivo a dire una sola parola, a patto che ce ne fosse bisogno.
In tutti questi anni non me lo ricordo un momento della mia vita senza te, senza quel tuo sorriso, bocca e corpo, sempre presente.

Anche oggi, che stai per lasciarmi, a volte, quando mi guardi, sembra che sorridi ancora.
Non sono più in grado di capire quanto realmente ricordi di me e della nostra vita insieme, a volte sembra proprio che tu sia già altrove.
Eppure, mi chiedo, un amore così grande come si fa a dimenticare? I tuoi occhi bellissimi si sono opacizzati, non vedono più forse chiaramente tutto l'amore che c'è.
Mi piace pensare, però, che quando mi avvicino a te e tu avvicini di istinto il tuo naso al mio, alla mia pelle mi riconosci e ti rassicuri, mi piace credere che quando ti addormenti e sogni in corsa, io sono anche li, insieme a te.

Dicono che non ci sia preparazione alla fine di un amore come questo,
dicono che un amore così non potrà mai finire, e quindi, anche dopo che mi hai lasciato, troverai comunque il modo per ritrovarmi e per restarmi accanto, come hai sempre fatto. O forse lo troverò io.
Non è un caso che il tuo naso sia così dotato e il mio cuore così pieno di te. 

Adesso però sei ancora qui, pieno di vita fino all'orlo, quella che abbiamo vissuto insieme, è l'unica che sai, che conosci ed è la sola che puoi forse aver dimenticato un pò. L'idea mi rattrista, certo, ma poi basta guardarti negli occhi per vedere e riconoscere, lì dentro, in quella luce opaca ma ancora accesa, quell'amore,
tutto l'amore che c'è, quello che sei tu per me. 

"Dicono che non si dovrebbe mai credere a un cane che zoppica, o a una donna che piange" [si sbagliano]
Frida Khalo

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7 giugno 2011

L'Intensità dell'Amore è proporzionata alla durata di un rotolo di carta igienica

Ci pensavo questa mattina quando, appena sveglia e svogliata mi sono accorta che è quasi finita, di nuovo. La storia d'amore o la carta igienica? chiederebbe un curioso qualunque, che passando, fa capolino alla finestra del bagno. Intendo dire la carta, rispondo spettinata. Chi è la più bella del Reame? – mi chiede incalzando subito poi lo specchio – lui a me – scalza come sempre, mi avvalgo della facoltà di non rispondere, mi limito a sorridergli guardandolo fisso,che  l'unica cosa che ho addosso è una collana con una pietra piatta triangolare, con la punta rivolta verso il basso.    
Non sono mai riuscita a fare colazione, troppo sonno ancora negli occhi e i denti non vogliono saperne di masticare di primo mattino,si mostrano solo con sorrisi e sbadigli. La protezione h12 del dentifricio azzurro con granuli, però, lo strofinerei due volte al giorno anche un pò sul cuore e su di noi, così tanto per stare più sicuri e per [re]stare sempre freschi, come appena sbocciati.
Non è un caso che la carta igienica per me deve sempre essere colorata e profumata, una volta rosa, una volta pesca, una volta mare.
Arriva l'estate e la voglia di mare e di amare. Mangio tanta frutta, fragole e ciliegie per lo più che una tira l'altra, le compro sempre per due, ma poi mi ci addormento sempre dentro da sola, sulla [pen]isola che c'è, sporca di rosso e di zucchero. Forse sarebbe meglio cambiare, che so per esempio passare alle pere … o alle mele, verdi per la speranza che non deve mancare mai, o ancora rosse perchè sono una peccatrice originale e tu lo sai.

Che poi "sotto al lenzuolo, non siamo noi, siamo due fantasmi. Sotto al lenzuolo nulla è peccato."

11 maggio 2011

[Fa]Vola Rapida e Ardita


Se non ho voglia di fare l'amore con te,
ti dirò che ho mal di testa, tu rosicherai ma non lo darai a vedere, anzi sorriderai e mi prenderai in giro dicendomi che non sono più la stessa. In tutte le storie d'amore, anche in quelle più belle, Lui finisce sempre col dire " non sei più la stessa". Lei, invece, finisce sempre con l'avere mal di testa, quello vero.


Se ho voglia di fare l'amore con te, invece,
ti cerco leggermente, te lo faccio capire, ma all'occorenza te lo dico anche schiettamente ma a voce bassa, ti guardo fisso negli occhi, i miei nei tuoi, e …
Se poi, dopo che mi hai avuta e sei entrato dentro di me, ogni tanto succede che, attratta dal cielo e dalla voglia di volare [dove?],  mi allontano, non preoccuparti, non temere.
Torno, anzi RItornerò sempre, non sarò mai troppo lontana.
E' vero capita forse troppo spesso, forse è nella mia natura di sagittario, per questo non so resistere, e mi lascio andare al vento, ma si tratta sempre di voli pindarici [rapidi e arditi], spesso circolari, bassi e in picchiata. Per questo, guardo le stelle e lascio sempre il segno.

 

In realtà credo che "i piedi a terra" siano una gran cosa. Potrei intanto, mi dico, migliorare la fase di atterraggio per evitare colpi e contraccolpi … e segni.
Rischio, altrimenti, di accumulare troppi lividi sulla pelle, la mia e soprattutto la tua che ti precipito sempre addosso.
E i lividi fanno male, io lo so, a chi li subisce e, a volte, anche a chi li provoca, volontariamente o meno.

 

Così il tuo amore per me potrebbe non bastare più, come anche il fatto che, una volta entrato, mi sei rimasto dentro, anche se tu forse non lo sai.
Il mal di testa passa sempre, tutto il resto forse mai.

A H.

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17 aprile 2011

[Si]cura mai

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INTRO
Dottore, mi dica dov'è il dolore da togliere, se è di cuore stanco, se è di testa confusa, se è un dolore di basso ventre, di pancia, a cui poco ci si può fare. Mi visiti, la prego, da punta a punta, dei capelli e dei piedi, dentro e fuori di me, e mi dica cos' ho.

Sta tranquilla, è tutta una questione di centimetri sbagliati, e poi il problema è tutto fuori di te, perchè chi è dentro non si è mosso di lì. Non c'è nulla da togliere, nulla da cambiare, c'è solo una [brutta] piegha da correggere, ma è probabile che tu sia fatta così, che l'abbia presa dalla nascita o nel corso della tua vita sentimentale, può darsi che lei [innocua o meno] resti in te per sempre. Ti farebbe bene fare un bambino.

 Un bambino? Dottore, ho baciato [e ingoiato] troppi rospi che non si sono mai trasformati, vero è che continuano a saltarmi intorno [ e addosso] senza trovare un finale degno come per esempio, che so, " saremo per sempre felici e contenti".  

LA CURA
Altro da pasticche, granuli, gocce. Ci vorrebbe un [piccolo] Principe che mi addomestichi [come la volpe].
Che non mi ami troppo da spaventarmi, ma pure che mi ami abbastanza da non allontanarsi mai. Dosaggio incerto, ma fondamentale.

L'IPOTESI
Allora si, forse lo farei un figlio [temeraria], lo chiamerei come una persona che già amo e gli regalerei un cane vero, perchè i bambini che crescono con i cani diventano più belli dentro, e il cucciolo, quello con la coda, lo chiamerei Caruso. 

L'EPILOGO
Ancora da scrivere. 
E se lo dice un medico che ispira fiducia, bisogna che gli creda. 

 

 

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